19/04/2006 - Igiene visiva al Pc

26/02/2006 - Ortocheratologia

22/02/2006 - Ipovisione

20/02/2006 - Optometria

   
 
 
 
 
IPOVISIONE - Cosa è?
 
L’ipovisione è quella condizione in cui, a causa di una patologia neuro-oftalmologica irreversibile tale da impedirne il normale svolgimento delle attività quotidiane,è impossibile intervenire con la correzione di sistemi refrattivi convenzionali (ausili ottici come occhiali da vista, lenti a contatto).
Ausili per ipovisione
Offriamo un servizio di riabilitazione del soggetto ipovedente, con ausili ottici ed elettronici di ogni genere e per ogni tipo di ipovisione, sia essa centrale che periferica.
Presso il nostro centro si possono visionare e provare gli ausili più adatti ad ogni singola casistica, sistemi microscopici, sistemi telescopici, videoingranditori, illuminotecnica, ausili di tipo non ingrandente ecc.
La riabilitazione nel soggetto ipovedente
Per la riabilitazione utilizziamo un protocollo di lavoro che valuta il residuo visivo, le aspettative visive del soggetto ipovedente, sia che esso necessiti di sola lettura, necessità di deambulazione, integrazione nella vita sociale (sia essa lavorativa che scolastica). Volgiamo le nostre attenzioni a scegliere il miglior ausilio visivo per ogni singolo soggetto, inoltre forniamo una guida illuminotecnica per lo studio delle fonti luminose domestiche (posizionamento e tipo) ed un programma di contrasto negli ambienti d’uso quotidiano. L’ipovisione è in ogni modo una materia molto complessa e andrebbe affrontata singolarmente per ogni soggetto.
 
 
La condizione visiva dell'ipovedente è quella di una persona che, seppure non totalmente cieca, ha subito una tale riduzione della funzione visiva da risentirne pesantemente nella vita quotidiana. Pur conservando una residua acuità visiva, l'ipovedente ha subito un grave ed irreversibile danno funzionale (menomazione), che implica un impedimento (disabilità) a svolgere compiti che richiedono una certa capacità visiva: lettura e scrittura, guida, utilizzo di computer e Tv, ecc. La disabilità provoca un certo grado di disagio sociale (handicap), che può variare molto da individuo a individuo, secondo l'età, le attitudini, il carattere, il tipo di lavoro. Poiché la funzione visiva è rappresentata in primo luogo dalla acuità visiva e dal campo visivo, vari deficit dell'ipovisione ostacolano e complicano l'attività di orientamento e mobilità. Per meglio comprendere le difficoltà di un ipovedente è bene ricordare altre importanti funzioni: visione al buio, discernimento dei colori, visione stereoscopica, sensibilità all'abbagliamento. Anche se un ipovedente è in grado di distinguere le forme, la vicinanza o meno di un oggetto, la luce e l'ombra, tutto ciò non gli permettedi riconoscere adeguatamente le informazioni visive: può riconoscere un cartello stradale, ma non riuscire a leggerlo, può non vedere in tempo un ostacolo o restare abbagliato da una luce improvvisa. La percezione imprecisa e incostante della realtà visiva fa sì che l'ipovedente abbia un rapporto incerto con l'ambiente e che proceda, nelle azioni, per tentativi ed errori. Il ricorso alla riabilitazione visiva, fatta di esercizi e di ausili ottici che permettono di sfruttare al massimo la potenzialità visiva residua, permette di migliorare notevolmente le condizioni dell'ipovedente nei rapporti sociali, nella scuola, nel lavoro, consentendogli una completa integrazione nel mondo sociale.
IMPLICAZIONI PSICOLOGICHE
La qualità della visione può essere valutata secondo tre criteri. Menomazione visiva: perdita parziale o completa di specifiche funzioni visive che si possono misurare tramite test clinici. Disabilità visiva: menomazione visiva consistente nella perdita, parziale o completa, di normali capacità funzionali correlate con la visione. Handicap visivo: la disabilità implica per l'individuo l'impedimento nelle attività quotidiane. Se il grado di disabilità è legato alla particolarità del danno visivo, alle aspettative del paziente e al suo disa-gio psicologico, il tipo di handicap non corrisponde necessariamente al tipo di disabilità. Infatti, alcune variabili quali bisogni, retroterra culturale o coinvol-gimento sociale e professionale posso-no incidere notevolmente sulla tipologia dell'handicap. L'ambiguità della condizione degli ipovedenti, né ciechi né normovedenti, può causare meggiori difficoltà psicologiche rispetto ai ciechi assoluti, poiché essi devono combattere contro pregiudizi che rendono sovente difficile la loro integrazione nel mondo dei normodotati. Per questo una reale consapevolezza della malattia può facilitare un intervento psicologico di sostegno e permettere di ottimizzare il residuo funzionale.

Specialista
O.D. Bruno Muscarà
 
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